Il capitalismo degli anticapitalisti
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diario, il 31 gennaio 2012
Se pensiamo bene siamo in una bella fase economica...: un capitalismo dove gli anticapitalisti stanno dalla parte dei capitalisti, un capitalismo dove i capitali, invece che da privati individui, vengono gestiti da un pugno di tizi che hanno fatto un paio di master e si danno arie da "prestigiatori degli eurii". Dove il mondo della produzione orientale bagna il naso a quell’occidente dove il capitalismo nacque.
Un capitalismo che se ne sbatte mica male della salvaguardia delle libertà individuali, se ne sbatte mica male se l’intervento pubblico interferisce nella libera competizione dei soggetti economici e dove le borse, invece che fare un po’ su e un po’ giù, un giorno vanno giù e il giorno dopo ancor più giù e una capatina su per illudere "lo popolo degli scommetitori", un capitalismo dove l’Inghilterra (che Marx l’ha sepolto) resta fuori, che si rifiuta di votare, di stampare moneta "eureaa", si rifiuta di fare debiti e abolisce il segreto bancario, bisogna ancora chiamarlo capitalismo, un capitalismo così, o non sarebbe meglio chiamarlo sfottiamoci tanto è "un gioco".